Come ci ricorda la Direttrice Generale dell’UNESCO Audrey Azoulay nel suo messaggio, quasi 3.000 anni dopo l’emergere della filosofia per la prima volta in Cina, nel Medio Oriente e nell’Antica Grecia, le domande sollevate in tutte le epoche nella ricerca della saggezza non hanno perso nulla della loro rilevanza o universalità.

Infatti in un mondo sempre più complesso, in cui prevale l’incertezza e i cambiamenti sociali e le rivoluzioni tecnologiche confondono i tradizionali punti di riferimento, possiamo trovare nella filosofia una risorsa vitale.

Essa ci consente di fermarci a riflettere e ci fornisce gli strumenti utili a percepire i problemi propriamente umani e le questioni di principio che sono dietro le conoscenze scientifiche e tecnologiche.

 

La filosofia, sottolinea l’Azoulay, richiede un approccio e un atteggiamento particolari, un’apertura al dialogo, la volontà di adattarsi a ciò che è considerato diverso ed il coraggio intellettuale di mettere in discussione gli stereotipi. Per tutte queste ragioni, la filosofia oggi più che mai è una risorsa cruciale per vivere insieme in società libere e pluralistiche.

La filosofia coi bambini nasce negli Stati Uniti da un’idea di Matthew Lipman, filosofo di formazione deweyana, all’inizio degli anni ‘70 del secolo scorso, quando iniziò le prime pratiche partendo da un testo-pretesto da lui scritto. Aveva preso vita un vero e proprio movimento filosofico-pedagogico che ben presto divenne internazionale, il cui intento era quello di trasformare i gruppi di giovani e bambini in una comunità di ricerca filosofica a tutti gli effetti: non sono incontri vagamente filosofici, ma appuntamenti strutturati basati su metodi efficaci supportati da un impianto teorico rigoroso, il cui fine è quello di permettere lo sviluppo di un pensiero critico autonomo e il consolidamento del gruppo di ricerca.

Nel tempo anche in Italia si sono sviluppati metodi alternativi alla P4C (Philosophy for Children) lipmaniana, tutti condividendo la necessità e l’opportunità di portare la filosofia, tramite la pratica filosofica, nelle scuole, anche per i più piccoli, utilizzando vari metodi a seconda dell’età dei bambini. Citando Brenifier, filosofo francese contemporaneo, cosa viene a fare la filosofia nella scuola primaria? E nella scuola dell’infanzia? Possiamo forse determinare il momento in cui è giusto o è opportuno iniziare a stimolare lo spirito critico di una persona? Possiamo parlare sempre di filosofia se approcciamo la pratica filosofica alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria? L’emergenza del filosofare non è essa stessa filosofare?

Pensiamo a tre registri dell’esigenza filosofica: l’idea di pensare per se stessi, essere se stessi, poi essere e pensare nel gruppo e cioè le dimensioni intellettuali, esistenziali e sociali. Se pensiamo alla filosofia come pratica educativa, in grado di sviluppare il pensiero critico, accrescere le competenze logico-argomentative, la capacità di astrazione e di creatività, unite ad abilità di tipo etico-relazionale, allora possiamo comprendere come sia possibile svolgere pratiche filosofiche con gruppi di ogni età e quali le sue ricadute positive sulla gestione della classe.

La sezione “Orizzonti Filosofici” è affidata a KEREN PONZO.
Nata a Roma, vive a Trissino, nella provincia di Vicenza.

Laureata presso l’Università di Perugia in Filosofia ed Etica delle Relazioni, con lode,
e in Filosofia e Scienze e Tecniche Psicologiche.

E’ una Counselor filosofico-relazionale ed Etno-counselor, iscritta al registro S.I.Co.,
dove ha conseguito una formazione specifica sulle pratiche filosofiche per adulti e bambini.

Attualmente sta svolgendo il PhD presso l’Università di Vienna
con un progetto di ricerca su Hegel e Foucault.